Made in Science #ERN 2016

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http://www.frascatiscienza.it/pagine/notte-europea-dei-ricercatori-2016/

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Romani! #Roma

obelixRomani! volevo comunicarvi che c’è stata Brexit, e che quindi è bene che sulle strade deserte di Roma teniate la destra come si conviene a gli Europei rimasti, soprattutto se siete in passeggiata annoiata e accaldata. Romani! quando incontrate qualcuno che corre e state a spasso con il cane, per lo stesso motivo di cui sopra, spostatevi sulla vostra destra e non sulla vostra sinistra con quel povero animale al guinzaglio che inevitabilmente viene travolto dal corridore (io…). Romani! I cassonetti esistono anche d’estate. Usateli! E’ inutile che votiate la Raggi, o chi vi pare a voi, se poi fate quello che ve pare. E non crediate che parcheggiare sui passi carrabili o le strisce pedonali sia un sport da praticare per dimagrire prima di andare sotto l’ombrellone. Guardatevi Rio 2016 alla televisione, capirete che lo sport è un’altra cosa. Comunque, anche se il vostro allarme suona, il vostro cane lasciato chiuso dentro casa abbaia o il vostro condizionatore fa un casino inenarrabile, Roma è la più bella città del mondo… e ora e me ne vado in vacanza.

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Crowdsourcing #SIS2016

crowdsourcing-customer-serviceUn terzo e ultimo punto che mi ha colpito alla conferenza internazionale sull’Impatto della Scienza nella Società, SIS2016 a Barcellona, è stata l’attenzione data all’open science, gli open data e soprattutto al crowdsourcing. Ospiti illustri sono stati J. Brown di ORCID e C. McCallum di PLOS che hanno raccontato l’importanza dell’open science come mezzo non solo per rendere le informazioni accessibili, ma anche di dare trasparenza al lavoro della scienza. In questo è stato anche criticato il metodo del peer review, pietra miliare della “lobby scientifica”, ma su questo forse basta leggersi gli scritti di Kuhn sulla rivoluzione del pensiero scientifico per capire che anche l’h-index come sistema di valutazione è abbastanza una cavolata. In ogni caso è apparso chiaro che l’open scienze, sia il futuro di una scienza capace di creare un reale impatto sulla società. Peccato che nessuno lo finanzi e anzi che si sta delegando a dei privati, come nel caso di ResearchGate, Google Scholar, Accademia, ecc il lavoro di rappresentare la comunità scientifica. C’è da chiedersi quindi perché questo accada, come c’è da chiedersi perché i bellissimi progetti di crowdsourcing, ovvero quei progetti di ricerca realizzati da ricercatori delle università e centri di ricerca pubblici in cui noi tutti contribuiamo a dare la base dei dati, non siano minimamente supportati dagli enti finanziatori. Quando mi riferisco ai dati da noi forniti, non intendo quelli che diamo a Google o Amazon per sfruttarci come consumatori, intendo quelli utili per costruire una società migliore. Un esempio per tutti? Il lavoro sulle OpenMap di Medici Senza Frontiere. MSF per affrontare le epidemie o gli interventi in territori in guerra ha bisogno di mappe aggiornate e disponibili in opensource ovunque. Organizza quindi degli incontri in cui i cittadini attraverso i loro personal computer “ricalcano” le mappe esistenti o le viste da satellite per crearne di nuove disponibili a tutti e gratuitamente. Un bell’esempio di citizen science che sicuramente oltre ad avere un valore umanitario, è educativo e di impatto sulla società.
Nel frattempo si parla di Responsible Research Innovation, di Open Innovation, ecc, bellissimi concetti privi di grandi significati se non siamo capaci di superare gli attuali modelli socio economici. Mi sembra che in questo ci si metta un po’ troppo opportunismo e tanta ipocrisia. D’altronde la Commissione Europea ha basato il programma di Ricerca e Innovazione Horizon 2020 sulla crescita economica e non sul valore della ricerca o del suo impatto sociale al di la di quello economico. Certo dall’economia fin ora abbiamo ottenuto una società migliore, non lo nego. Ma siamo sicuri che questo possa accadere nel futuro? Inoltre siamo sicuri che noi ricercatori siamo disposti ad assumerci la responsabilità di questo sviluppo economico? Durante la conferenza J.O. Grimalt ha raccontato del disastro ambientale creato sul fiume Ebro in Spagna, che al momento ha richiesto quasi 600Me fra Commissione Europea e Spagna per bonificare il fiume e ne richiederà altrettanti per rimuovere la fabbrica chimica che ha prodotto il danno. Ora in passato nessuno collegava il danno fatto dal proprietario della fabbrica, la nostra famiglia Riva, alla ricerca scientifica. La distanza fra la chimica e il suo utilizzo indiscriminato non veniva legato direttamente alla scienza. Oggi però non è più così: nell’immaginario comune la scienza è molto vicina alla società, c’è grande aspettativa, e si pensa che la tecnologia si la risposta della scienza alle sfide del futuro. Ogni cellulare, app, la stessa internet o addirittura i digital market vengono scambiati per prodotti della scienza. Noi ricercatori ci stiamo di fatto assumendo la Responsabilità di una Ricerca e Innovazione che in realtà non ci appartiene. Forse più che chiedere ai ricercatori di essere responsabili dovrebbero chiederselo prima le agenzie di finanziamento.

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La Scienza del feedback #SIS2016

dd34d4c57365bc7169559e4e4ca6f2e4431a8b6f9f3777e90ef96366d868e428Durante la conferenza internazionale sull’Impatto della Scienza nella Società, SIS2016 a Barcellona si è parlato soprattutto di valutazione dei risultati aspettati dalle ricerche scientifiche. Quali sono gli indicatori di una ricerca di successo? quali sono i parametri che portano ad un grande impatto sulla società? Su quali indicatori si devono basare le agenzie di finanziamento – li erano presenti la Commissione Europea e la National Science Foundation USA – per promuovere progetti con grande impatto sociale?
Tutti hanno sicuramente riconosciuto che la ricerca scientifica è anche composta di valori intangibili di cui bisognerebbe tenere conto, anche se nessuno ha espresso cosa questo significhi nel momento in cui si sottomette una richiesta di finanziamento per il proprio progetto scientifico. Forse si è anche un po’ confuso il concetto di progresso della conoscenza con il benessere intellettuale che da questo può generare come se la felicità delle persone che ne potrebbe nascere fosse una misura dell’intangibilità della conoscenza in se. Ma, a parte le opinioni personali, ciò che mi ha preoccupato di più è stato sentire che tutti si sono convinti che il miglior modo di valutare la scienza sia guardare al passato e in particolare ai progetti che hanno prodotto un maggiore impatto socio-economico. Come se il futuro migliore per la società potesse essere il frutto di quello che ha funzionato bene nel passato, decisamente in contraddizione con il concetto di progresso creativo proprio della scienza. A parte il fatto che non sono convinto – o meglio, mi auguro – che il “mercato” del futuro non sia lo stesso del passato e che quindi credo che non facciamo del bene all’economia basandoci su vecchi schemi e metodologie, sono ancora più preoccupato dell’aspetto sociale. Una società basata sul feedback del passato non può far altro che omologarsi sempre di più, e non è detto che porti ad una società migliore.
Il film Blade Runner del 1981 descrive una Los Angeles nel 2019 di umanoidi ossessionati dalle loro coscienze, che probabilmente arriveranno fra parecchie decine di anni, di uomini che camminano con la televisione davanti alla faccia, e i nostri smart-phone hanno completamente assunto questa funzione, ma anche un futuro in cui Harrison Ford deve fare una telefonata, e per farla va a una cabina telefonica, oggetto completamente scomparso dalla faccia della terra. Il futuro è imprevedibile, lasciamo il passato alla storia e alla scienza il compito di scrivere il romanzo del futuro (L. Ravera).

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Pop Science #SIS2016

cover_science-in-pop-293847La settimana scorsa si è svolta la prima conferenza internazionale sull’Impatto della Scienza nella Società, SIS2016 23-29 luglio, Barcellona. Occupandomi ormai da parecchio di quella che noi italiani chiamiamo diffusione della cultura scientifica, ho deciso di buttarmi fra i sociologi, psicologi e pedagoghi per una settimana: esperienza interessante, formativa e divertente. Alla conferenza c’era un ambiente misto tra scienziati di varie discipline, fra cui tre premi Nobel, testimoni di progetti e metodologie di successo, e sociologi, interessati soprattutto a capire come trovare degli indicatori di attività scientifiche con grande impatto nella società. Quest’ultimo, è sicuramente un tema molto spinoso con il quale noi ricercatori ci troviamo completamente a disagio, perché normalmente riteniamo che la creatività e la passione che guidano la ricerca scientifica non siano effettivamente misurabili. Il problema comunque esiste, chi ci finanzia e la società non ha certo la nostra stessa formazione e attitudine, ed è quindi coretto, a mio personale modo di vedere, valutare fin dove è possibile. Il problema è capire come e con quali limiti, soprattutto perché i finanziamenti per la ricerca scientifica sono basati su questo tipo di considerazioni.
Durante la conferenza sono stati presentati progetti molto belli e interessanti e nelle plenarie c’erano ospiti di altissimo livello internazionale sia scientifico, che sociologico. A tutti gli interventi è seguita un’ampia discussione in cui la platea eterogenea, e abbastanza giovane, ha messo in luce idee e criticità.
Personalmente sono stato colpito da alcuni punti:

  • Il ruolo del ricercatore nella comunicazione scientifica;
  • Il pericolo di basare una valutazione sui risultati del passato;
  • La scarsissima attenzione al mondo dell’open source, open science, etc.

Sul primo punto costato che ancora sia i ricercatori che comunicatori scientifici, sociologi, psicologi e formatori non hanno ancora trovato una chiara collocazione, non solo in Italia ma in buona parte d’Europa. Nella conferenza sono stati presentati interessantissimi progetti di ricercatori che fanno i comunicatori scientifici, di comunicatori scientifici che vogliono insegnare agli scienziati a comunicare, di sociologi e psicologi che parlano di rendere la scienza più efficace per la società. Personalmente ritengo che il compito dello scienziato sia di rispondere e disseminare i risultati del proprio lavoro, del comunicatore di comunicarli al pubblico, del sociologo di creare una società migliore, abbattendo limiti e differenze sociali fra tutti gli attori. Nello specifico, penso che se vogliamo trasformare tutti gli scienziati in divulgatori scientifici perdiamo di mira l’obiettivo della scienza. Qualcuno di noi sa divulgare, molti altri no e in ogni caso nessuno di noi ha studiato per fare il comunicatore o altro. Certo noi abbiamo il nostro ruolo anche nella comunicazione scientifica, ed è nostra responsabilità svolgerlo. Ma, non sono per nulla convinto che noi dobbiamo detenere la bandiera della corretta comunicazione scientifica, semplicemente perché non funziona il giornalismo scientifico, altrimenti combattiamo una battaglia in un campo, con competenze e mezzi che non abbiamo.
Un esempio? Ritengo che uno come Lorenzo Baglioni, sia in grado di fare un impatto sulla cultura scientifica valutabile in parecchi milioni di volte maggiore del mio. Il suo filmato sul teorema di Ruffini o sull’astrofisica raccontata da una boy band, visualizzati decine di milione di volte, non sono confrontabili con gli accesi siti scientifici e ai blog di ricercatori. Baglioni, Piero Angela e pochi altri, purtroppo, hanno i mezzi e le competenze per trasformare la scienza in qualcosa di pop.
E allora qual è il ruolo del ricercatore nella comunicazione verso il pubblico? Sicuramente noi siamo responsabili della conoscenza, e dobbiamo quindi “educare” chi svolge la comunicazione a rispettare questo ruolo. Questo ad esempio è realizzato in modo esemplare nella comunicazione scientifica anglosassone che non mischia mai gli uni con gli altri, che usa un giornalismo investigativo piuttosto che sensazionalistico e che per questo è ritenuto fra i migliori a livello internazionale. Non peraltro in Inghilterra negli anni ‘60-‘70 i sociologi hanno creato il programma forte, volto a far capire che la scienza è utile senza se e senza ma… da qui discende peraltro anche l’idea di MADE IN SCIENCE per la Notte Europea dei Ricercatori 2016/17.
Ma, abbiamo anche il compito di trasmettere la passione e la creatività che c’è nella ricerca scientifica, valori intangibili che sono alla base del progresso della conoscenza, valori che da migliaia di anni hanno spinto l’uomo a conoscere il modo attorno a lui, a inventare tecnologie, a comprendere e usare la natura, valori che hanno costruito nel bene e nel male una società sempre migliore della precedente.

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Fantasocioeconomia

isignoridelsilicioUn tuffo in un film di fantascienza, in una società post-industriale, post-capitalistica, post-consumistica e post-finanziaria. Ho trovato il libro Silicon Valley: i signori del silicio di Evgeny Morozov una reale accattivante descrizione sociale, e in parte economica, del nostro presente e di un possibile futuro in cui i nostri dati ci possono trasformare da consumatori in consumati. Ad avermi colpito, non ci sono solo i problemi di privacy, il modo di far soldi della nuova economia dei signori del silicio, e la loro spregiudicata capacità di renderci oggetti di consumo. C’è anche una analisi accurata della trasformazione della società, della politica, in cui le scelte sono guidate non più dall’etica e dalla cosa pubblica ma dal feedback ottenuto dai dati, affidato per comodità, costi e disponibilità di risorse a stati privati, sempre più sovrani. Forse non è solo fanta socio-economia…

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Today #SIS2016 ‏@SIORepository

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