You are a Research Scientist but you also have a sweet tooth for Music Composition

einstein_guitar2You are a Research Scientist but you also have a sweet tooth for Music Composition. Can you think of a more pleasant way to spend part of your summer vacations?  Can you think of a better thing to do in your free time than to compose a Researchers’ Song?

In anticipation of the 10th anniversary of the European Researchers’ Night, the REN-ATHENS consortium launches a song competition (lyrics and music score) for a Researchers’ Song. Contributions are accepted in the form of sheet music and/or MP3 file. Send your compositions before the 17th of September 2015 to this email address: gfan@inp.demokritos.gr.

Your contribution will be evaluated by a European “peer review committee” and the winning song will be performed during Researchers’ Night on the 25th of September 2015 and will be established as the Researchers’ Song! What a great honor for the composer! But this may not be the only prize..!

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Torna il 25 settembre la Notte Europea dei Ricercatori #ERN

Anche quest’anno sono tantissimi gli eventi che animano la settimana della scienza che si concluderà il 25 settembre con la notte europea dei ricercatori organizzata da Frascati scienza

 

TNotte_Europea_dei_Ricercatoriorna il 25 settembre la notte europea dei ricercatori, che compie 10 anni. Università e centri di ricerca pubblici e privati si mettono in gioco in ventidue città d’Italia ed organizzano centinaia di eventi coinvolgenti e innovativi nei rispettivi territori, al fine di far conoscere l’attività dei ricercatori e l’importanza della ricerca non solo in ambito scientifico, ma anche nella vita quotidiana. Anche quest’anno sono tantissimi gli eventi che animano la settimana della scienza che si concluderà il 25 settembre con la notte europea dei ricercatori organizzata da Frascati scienza: circa duecento attività curate dall’associazione nelle città di Roma, Frascati, Milano, Pavia, Trieste, Pisa, Bologna, Ferrara, Cagliari e Bari. A Roma la decima Notte Europea dei Ricercatori verrà aperta da ‘The science pursuit’ un trivial pursuit scientifico dove centinaia di partecipanti si sfideranno su prove di biologia, chimica, architettura, elettronica, fisica, informatica, astronomia, matematica. Una delle novità di quest’anno è la realizzazione del ‘mercato delle idee’, uno spazio pubblico rigenerato e interamente riprogettato con materiali ecosostenibili che ospiterà a partire dal 20 settembre incontri, presentazioni di libri, esperimenti, video installazioni, laboratori didattici e un ‘kindergarten’ scientifico.
“Come gli altri anni, l’obiettivo della manifestazione è avvicinare il grande pubblico alle tematiche scientifiche e a noi ricercatori”, ha commentato Giovanni Mazzitelli, Presidente di Frascati Scienza. “In occasione del suo decimo anniversario, abbiamo deciso di focalizzare l’attenzione sulla sostenibilità attraverso il ruolo del ricercatore e della Scienza per il progresso di una società equa, partecipata e responsabile”.
La notte europea dei ricercatori 2015 avrà particolare rilievo anche in Liguria. Il progetto ‘Party don’t stop’ coinvolgerà molte centinaia di ricercatori delle istituzioni pubbliche e private, ricercatori italiani attivi all’estero e ricercatori europei. A Genova i ricercatori organizzeranno attività al porto antico, da oltre duemila anni cuore della vita economica, culturale e tecnologica della città. Saranno allestiti numerosi stand nello spazio coperto della piazza delle feste e all’acquario, eccezionalmente aperto in orario serale, su un battello che attraverserà il porto e nel museo di archeologia ligure. A La Spezia sarà coinvolta la sede dell’arsenale con il museo tecnico navale: un’opportunità unica per scoprire questo straordinario complesso di archeologia industriale aperto al pubblico per l’occasione e partecipare alle attività organizzate dai ricercatori che operano in ambiti strettamente legati all’ambiente marino.
Ad Albenga l’affascinante giardino letterario delfino e il centro storico, con i suoi meravigliosi tesori tardo antichi e medievali, faranno da sfondo alle attività in programma, particolarmente incentrate sui cambiamenti climatici. Una novità per l’edizione ligure 2015 è rappresentata dalla sede della stazione Mareco di Bonassola, dove i ricercatori studiano le onde in un contesto ambientale e paesaggistico di grande bellezza e suggestione. Il Piemonte si sta preparando ad accogliere l’evento del 25 settembre con il tour presso tutte le città coinvolte (Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Torino e Verbania) di un totem multimediale che racconta le nove edizioni passate e lancia gli eventi in programma per il decimo anniversario.
Tante le attività in programma a Sharper, coordinato da Psiquadro, in occasione del decimo anniversarioper condividere con il pubblico di Perugia, L’Aquila e Ancona il mondo della ricerca e le sue eccellenze. Una miscela di divertimento e di conoscenza per scoprire come i ricercatori contribuiscono allo sviluppo e al futuro della propria città. A L’Aquila riflettori puntati su ‘Back to the future’. Siamo nel 2015, sono passati 26 anni da quando, nel celebre film ‘Ritorno al futuro 2′, Marty McFly viaggia nel tempo per arrivare fino al 21 ottobre 2015. Marty arriva in un mondo pieno di stranezze e invenzioni che a lui paiono incredibili.quanto siamo lontani da queste stramberie? Ma, soprattutto, come sarà il mondo tra 30 anni? Back to the future: un’ottima occasione per scoprire cosa ci riserva il futuro.

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Bonus fiscale per i cervelli in fuga, a che serve?

cervelli-in-fugaC’e’ un modo certo per far morire la ricerca: minare alcuni principi fondamentali sui quali si basa come il peer review e lo scambio delle competenze.    Entrambi esempi di collaborazione e competizione internazionale, motore stesso della sana ricerca. Il primo sta naufragando nel produttivismo scientifico, legato ad una mercificazione del sapere imposto per avere i fondi, produrre brevetti e fare carriera. Il secondo si basa sullo scambio continuo luoghi di buona formazione, scuole, centri di competenza con luoghi “ricchi” dove si investe in infrastrutture e laboratori. Questo rende attrattivo e competitivo, un laboratorio, un centro di ricerca o un paese. Oggi in Italia non investiamo più in ricerca, infrastrutture, laboratori e i salari per i ricercatori sono fra i più bassi d’europa. L’unica cosa rimasta è esportare le nostre competenze verso chi può investire, grazie alle scuole create con le infrastrutture e laboratori del passato.
In questo scenario, il governo italiano decide un bonus fiscale del 30% di 5 anni per i cervelli in fuga. Nascono quindi due domande: perché un ricercatore, che in europa guadagna fino a 5 volte di più del suo pari italiano, dovrebbe tornare nel bel paese? che cosa potrebbe fare un ricercatore, di successo ed affermato, in un contesto dove non si investe più? Incentivi di questo genere, se mai funzionassero, non possono far altro che inquinare un modello in cui collaborazione e competizione internazionale sono la vera forza, con l’unico risultato, probabilmente, di danneggiare ulteriormente la ricerca italiana.

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CYSP: a new cylindrical directional neutron spectrometer. Conceptual design

  • a CIEMAT, Av. Complutense 22, 28040 Madrid, Spain
  • b IFNF – LNF Laboratori Nazionali di Frascati, Via E. Fermi n. 40, 00044 Frascati, Italy
  • c Politecnico di Milano – Dipartimento di Energia, Via La Masa 34, 20156 Milano, Italy
  • d INFN – Milano, Via Celoria 16, 20133 Milano, Italy
  • e INAIL – DPIA, Via di Fontana Candida 1, 00040 Monteporzio Catone, Italy

Screen Shot 2015-07-15 at 12.26.35This communication describes in detail the design of a new cylindrical neutron spectrometer (CYSP) embedding 7 active thermal neutron detectors in a moderating structure made of polyethylene, borated plastic and lead. The device provides a strong directional response within the energy interval from thermal to hundreds of MeV, being nearly insensitive to neutrons coming from directions other than the cylinder axis with energies up to about 10 MeV. Therefore it will be especially suitable for applications where the neutron spectrum as a function of the emission angle needs to be measured. The Monte Carlo transport code MCNPX has been used to reach the final configuration for the spectrometer in terms of size, collimator, and arrangement of borated plastic and lead layers, number and position of the detectors. Moreover, MCNPX has been also used to calculate the response matrix of the instrument.

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1350448715300482

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Ii Papa, L’ambiente e la Scienza

decalogo-ambiente1Dopo molti rumours mediatici, il 18 giugno Papa Francesco ha annunciato la sua seconda enciclica dal titolo: “Laudato Sii”.

A nulla ci servirà descrivere i sintomi, se non riconosciamo la radice umana della crisi eco- logica” queste le parole di apertura del terzo capitolo, dedicato alla riflessione sulle azioni dell’uomo. L’uomo e la sua tensione verso la conoscenza e il progresso in senso lato hanno portato grandi miglioramenti nella vita quotidiana: da quelli legati alla medicina, alle costruzioni; dalle comunicazioni, ai trasporti, passando per quasi tutti gli ambiti della quotidianità. Le scoperte scientifiche, però, hanno consegnato un grandissimo potere nelle mani dell’uomo e immediatamente vengono alla mente la bomba atomica e le derive tecno-scientifiche del nazismo.

Siamo a Frascati, capitale della ricerca scientifica in Italia. Vogliamo fare qualche domanda a Giovanni Mazzitelli, Presidente di Frascati Scienza, per capire il punto di vista di un uomo di scienza davanti alle parole di un uomo di fede.

Papa Francesco parla di paradigma tecnocratico, affermando che “l’economia assume ogni sviluppo tecnologico in funzione del profitto, senza prestare attenzione per eventuali conseguenze negative per il genere umano”. Da ricercatore, qual’è il suo punto di vista? Anche lei crede che la tecnologia domini il mondo in una sregolata corsa al massimo profitto? Eppure guardandoci intorno non sembra che la cultura scientifica sia quella dominante nella popolazione.

A mio avviso il problema non è la tecnologia, ma l’uso che se ne fa. La specie umana, rispetto alle altre specie che popolano la terra ha un grandissimo vantaggio: affianco all’evoluzione biologica, che attraverso la selezione naturale permette l’evoluzione dei caratteri genetici garantendo sopravvivenza e competizione con le altre specie, ha a sua disposizione anche una “evoluzione” tecnologica. Da quando l’uomo ha inventato il primo utensile, estendendo le proprie capacità fisiche e di sopravvivenza è diventato molto più efficiente. Tutto ciò è fantastico, è il bello del nostro sapere, della ricerca, dell’evoluzione tecnologica. Il problema nasce quando si vuole ottenere mero profitto attraverso l’innovazione tecnologica. Il danno sociale ed ecologico nasce dal fatto che la tecnologia, e l’efficienza dei processi, non sono più al sevizio dell’uomo, ma al servizio del mercato, del profitto e dunque del consumo. Inoltre, troppo spesso la tecnologia è in mano a pochi uomini e a multinazionali che magari aumentano i loro profitti attraverso paradisi fiscali creando denaro quasi dal nulla: Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma… in natura non esiste alcun processo che possa generare realmente qualcosa dal nulla, c’è sicuramente qualcuno che viene sfruttato nel lavoro o un luogo a cui sottrarre risorse, anche nei paradisi fiscali dove questo gioco sembra molto efficiente. Purtroppo questo denaro serve quasi esclusivamente a produrre altro denaro e quasi mai benefici per la società. Oggi avere una cultura scientifica significa saper riconoscere cosa sia realmente “scienza” rispetto a quanto ci viene spacciato dal mercato come progresso.

Nel paragrafo 110 il pontefice parla della frammentazione del sapere e ricorda, con una frase molto forte che “Tutto è connesso”. Richiama all’integrazione del sapere scientifico con le altre aree “classiche” della conoscenza, da fisico cosa ne pensa? È ancora possibile? 

Spesso, nell’immaginario comune, vi è una visione della scienza meccanicistica e riduzionista, che allontana chi non ha realmente una cultura scientifica perché sentita lontana da quello che guida la vita come le emozioni, le interazioni umane, i sensi. Questo era probabilmente vero nell’ottocento, con la rivoluzione industriale e nei primi del novecento quando si cercava di capire l’atomo come mattone indivisibile. In realtà il sapere scientifico moderno ha ad oggi superato questa visione riduzionista, perfino le scienze definite dure come la fisica, la meccanica statistica, la relatività ristretta e generale, la fisica quantistica e infine le teorie dei campi, hanno sancito che il modo di interagire è parte di cosa interagisce in modo inscindibile. Tutto è connesso, perfino lo spazio vuoto ha un posto: le sue fluttuazioni hanno generato l’universo. Personalmente non vedo alcuna distinzione fra il sapere classico e quello scientifico, forse a quest’ultimo possiamo solo imputare di precorrere, come spesso accaduto recentemente, i tempi.

La sostenibilità e la conservazione della nostra terra avviene soltanto se cambiamo il modo di pensare e se riusciremo ad “assicurare un dibattito scientifico e sociale che sia responsabile e ampio, in grado di considerare tutta l’informazione disponibile e di chiamare le cose con il loro nome”. Il pontefice richiama ognuno a fare la propria parte: cittadini, scienziati, politici, imprenditori. Secondo lei a che punto siamo?

 Si definisce sostenibile il piccolo sottoinsieme di tre macrosistemi: economia, società e ambiente. Se questi sanno colloquiare in modo armonico e rispettoso riusciamo a creare prodotti e attività sostenibili. In tutto ciò scienza e tecnologia non sono attori, ma strumenti. E’ quindi paradossale che si parli di un dibattito come confronto fra scienza e società. E’ come chiedere alla zappa di non colpire i piedi. Forse bisognerebbe rendersi conto di quali siano i veri attori di questo dibattito oltre alla società.
Visto che l’ambiente non ha la parola, rimane solo l’economia che oltre a servirsi della tecnologia detiene anche altri strumenti: l’informazione e parte della politica che a rigore dovrebbe essere quantomeno super partes. In questo scenario, troppo spesso la comunicazione e la politica tendono a colpevolizzare i cittadini, piuttosto che a responsabilizzarli con l’obiettivo di perseguire logiche di consumo ed interessi del mercato, piuttosto che il reale benessere della società. Siamo probabilmente alle porte di un disastro ecologico irreversibile, le previsioni danno per il 2100 una popolazione mondiale a sette cifre, una temperatura in media fino a 5-7 gradi sopra l’attuale e la conseguente desertificazione. Ma, ogni giorno sentiamo o leggiamo elencati consigli eticamente “verdi”, come quello di spegnere il televisore quando è in standby, sulla raccolta differenziata, o in generale che i cittadini devono essere ecologicamente attenti, mentre si consente alle industrie di continuare a consumare ed inquinare semplicemente acquistando certificati verdi. Come se il nostro televisore potesse fare la differenza nel conto energetico planetario. E’ ovviamente giusto e sano educare la società ad avere una coscienza eticamente ecologica, ma sarebbe altrettanto educativo non spostare sulla scienza la responsabilità di un “dibattito” in cui lo scienziato non ha alcuna influenza.

“Non è possibile frenare la creatività umana. Se non si può proibire a un artista di esprimere la sua capacità creativa, neppure si possono ostacolare coloro che possiedono doni speciali per lo sviluppo scientifico e tecnologico sono state donate da Dio per il servizio degli altri. Nello stesso tempo, non si può fare a meno di riconsiderare gli obiettivi, gli effetti, il contesto e i limiti etici di tale attività umana che è una forma di potere con grandi rischi”. E’ tutta una questione di etica? La scienza deve diventare etica o lo è di già?

I fisici direbbero che l’etica, il contesto e perfino gli obiettivi delle attività umane non sono concetti invarianti per trasformazioni spazio-temporali. La specie umana non solo impara attraverso una continua “evoluzione” tecnologica, ma è capace anche di cambiare il proprio modo di pensare. L’etica dei nostri padri è diversa da quella dei figli, l’etica di un africano, di uno slavo, di un fondamentalista religioso o anche di un americano, è molto diversa da quella di un europeo impegnato per i diritti umani e le lotte contro le discriminazioni. L’etica della chiesa all’epoca delle crociate e di Galileo Galilei era sicuramente diversa da quella della chiesa di oggi. Quindi, la domanda che ci dobbiamo porre è se quello che non riteniamo etico oggi, sia realmente dovuto al desiderio di migliorare l’umanità oppure se non derivi semplicemente dalla nostra incapacità di comprendere e immaginare la natura e il futuro. Manipolare l’embrione per eliminare malattie genetiche o creare OGM per permettere le coltivazioni in paesi sottosviluppati sono esempi delle nuove frontiere di temi che un domani riterremo giusti o sono in assoluto azioni sbagliate? Difficilmente guardando al passato trovo esempi di scelte non ritenute etiche che poi non lo siano diventate con il tempo, mentre ho molti esempi di cose che riteniamo etiche e che non lo sono ancora per tutti, basti pensare alla violazione costante nel tempo e nello spazio di un semplice principio in cui tutti sicuramente crediamo: non uccidere.

pubblicato su Frascati Scienza il 7/7/2015 http://www.frascatiscienza.it/2015/07/il-papa-lambiente-e-la-scienza/

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La specie…

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Anche noi, come tutte le altre specie biologiche, lottiamo per la vita in un ambiente finito. Un’idea semplice ma ignorata soprattutto da tutti coloro che credono che, se anche l’uomo è mortale, la sua specie è però immortale.

Bioeconima, Nicholas Georgescu-Roegen

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L’area di Ricerca Tuscolana: il rapporto WIRE15

Screen Shot 2015-06-23 at 16.29.55Il report WIRE15 raccoglie il lavoro svolto durante il Workshop Impresa, Ricerca ed Economia che si è svolto il 21 Maggio scorso presso le Scuderie Aldobrandini di Frascati.

L’obiettivo principale del workshop era una riflessione condivisa con il largo pubblico sull’area Tuscolana, verificandone concretamente l’opportunità di valorizzazione, vista l’alta concentrazione di competenze e infrastrutture del settore Ricerca e Innovazione presenti nel territorio.

Il report si conclude con la constatazione di un alto potenziale denso di idee e di storia, ma soprattutto con la percezione di una intelligenza emotiva capace di pensare ad un cambiamento, anche se non abituata a rispecchiarsi in dei valori comuni.

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