#Wikimania 2015 @WikimediaItalia

Wikimania 2015, la conferenza internazionale del movimento Wikimedia, quest’anno si terrà a Città del Messico, dal 15 al 19 luglio.

Wikimedia_Foundation_RGB_logo_with_text.svgAnche nel 2015, per il quinto anno consecutivo, Wikimedia Italia ha deciso di mettere a disposizione sei borse per sostenere i costi di partecipazione all’evento. Le borse sono intestate ad Alessio Guidetti, ex-tesoriere dell’associazione che negli scorsi anni ha fortemente voluto e sostenuto questo progetto.
Ciascuna borsa consiste in un rimborso per spese di viaggio (aereo), alloggio e iscrizione alla manifestazione per un totale massimo di 1250 € l’una.

Per partecipare alla selezione hai tempo fino alle 23:59 di domenica 19 aprile. La procedura è semplice: devi compilare un modulo online e inviare una mail di conferma a domande.wikimania@wikimedia.it. In questa pagina trovi tutti i link di approfondimento e le spiegazioni necessarie, ti invito a leggerla attentamente!

Wikimania è un grande momento di incontro in cui si ha occasione di socializzare e di confrontarsi sui progetti della Wikimedia Foundation e non solo, sul software libero e sulla diffusione della conoscenza libera e gratuita: gli stessi temi che sono tra i principi fondamentali alla base del lavoro di Wikimedia Italia!

Il nostro obiettivo è incoraggiare la partecipazione all’evento di wikipediani e wikimediani italiani, allo scopo di arricchire, promuovere e potenziare i progetti Wikimedia in italiano; per questo cerchiamo persone interessate e motivate.

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#Robot

Screen Shot 2015-03-29 at 09.34.03Il premio Nobel per l’economia Wassily Leontief, nel 1983 dichiarò “l’importanza degli esseri umani come fattore di produzione è destinata a diminuire come quella dei cavalli nell’agricoltura, che sono stati eliminati con l’introduzione dei trattori”.

figura: installazioni e stime di robot industriali nel mondo [migliaia]. Fonte: The Wall Street Journal

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!CHAOS Alpha 0.2

chaosSi è svolto la scorsa settimana presso la Beam Test Facility (BTF) dei Laboratori Nazionali di Frascati dell’INFN il secondo test operativo del framework di !CHAOS (Control system based on Higly Abstracted and Open Structure) e dell’infrastruttura necessaria per ospitare i relativi servizi IT.

!CHAOS sta evolvendo da architettura di sistemi di controllo distribuiti per acceleratori di particelle verso un prototipo d’infrastruttura “cloud” per controlli e acquisizione dati, a beneficio anche della società e delle industrie.

Lo scopo del test è stato quello di confermare le scelte fatte e lo stato dello sviluppo del software attraverso il controllo di una parte dell’acceleratore e del suo sistema di acquisizione dati per la diagnostica del fascio.
Sono stati controllati gli alimentatori in corrente dei quadrupoli e dei dipoli, necessari al trasposto del fascio attraverso le !CHAOS Control Unit (processi di controllo dell’hardware) sviluppati su processori “on chip” a basso costo. Le Control Unit dedicate al sistema di acquisizione dati hanno gestito gli ADC e le scale necessarie a misurare il flusso di elettroni nella BTF e i rivelatori di posizione. In questo caso è stato necessario utilizzare una versione “light” di !CHAOS per l’impossibilità di compilare il software su gli obsoleti controller VME dell’attuale sistema di controllo di DAFNE. Il sistema light permette di trasferire i dati attraverso un proxy http limitando le performance del framework, ma garantendo la portabilità e le caratteristiche di !CHAOS su qualunque piattaforma.

Momenti del test alla BTF. I ragazzi del gruppo IT si coordinano con l'ideatore del framwork di !CHAOS e la mascotte del gruppo Tommaso.

Momenti del test alla BTF. I ragazzi del gruppo IT si coordinano con l’ideatore del framwork di !CHAOS e la mascotte del gruppo Tommaso.

I dati analizzati durante le due settimane sono stati raccolti tramite l’infrastruttura di test presso il centro di calcolo di Frascati, sviluppata su macchine virtuali e accessibile attraverso una VPN (Virtual Private Network) dedicata al progetto.

Due interfacce utenti, una via web browser e l’altra realizzata con LabVIEW, sono state sviluppate per il controllo e monitoraggio dei sistemi. Inoltre, è stato implementato un feedback lento automatico sulla posizione del fascio e le sue fluttuazioni in energia per verificare il corretto funzionamento e i tempi di intervento.

Il lavoro svolto e gli ottimi risultati ottenuti saranno presentati a maggio ad IPAC (International Particle Accelerator Conference a Richmond, USA) .
Il test, con successo, ha permesso di raggiungere gli obiettivi, evidenziato qualche “bug” e suggerito le ottimizzazioni necessarie per il prossimo futuro.

Il progetto !CHAOS è co-finanziato dal MIUR all’interno dei fondi premiali 2012 ed è coordinato dal Laboratorio Nazionale di Frascati in collaborazione con le sezioni INFN di Tor Vergata, Padova e Perugia, del Laboratorio Nazionale del Sud di Catania e del Centro Nazionale per lo sviluppo delle tecnologie informatiche (CNAF) di Bologna.

Per maggiori informazioni http://chaos.infn.it/

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#WIRE15 – Workshop Impresa, Ricerca, Economia

Il 21 Maggio Frascati Scienza presenta #WIRE15,
Workshop Impresa, Ricerca ed Economia wire15.frascatiscienza.it

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5 Minuti per la tua idea!

Sei un’azienda, un ricercatore o un potenziale investitore? Hai un’idea e vorresti presentare un tuo progetto? #WIRE15 è l’evento che fa per te. Giovedì 21 maggio, dalle 9 alle 18 presso le Scuderie Aldobrandini, Piazza Marconi 6 Frascati (RM) al via il Workshop Impresa, Ricerca ed Economia – #WIRE15. L’appuntamento, ad ingresso gratuito ed organizzato da Frascati Scienza, intende creare uno spazio per ascoltare le necessità delle imprese, condividere le idee della ricerca e coinvolgere finanziatori per migliorare la catena dell’innovazione nel Lazio e in particolare nel territorio tuscolano. Imprenditori, ricercatori e finanziatori avranno 5 minuti a loro disposizione per poter raccontare in modo semplice e comunicativo chi sono, cosa fanno le loro esigenze ed idee.

locandina wire_23-03-15Un consiglio scientifico composto da imprenditori, ricercatori, finanziatori e giornalisti scientifici del territorio, avrà il compito di selezionare le proposte, con l’obiettivo di creare sinergie fra ricerca e società e aprire nuove prospettive di comunicazione fra i tre mondi.

Per partecipare è sufficiente presentare entro il 27 aprile una sintesi della proposta, il CV del proponente/profilo ditta/finanziatore e la scheda anagrafica (nome cognome, affiliazione, email e contatto telefonico opzionale).

Le presentazioni saranno selezionate dal comitato scientifico in base al valore tecnico-scientifico e comunicativo entro l’8 maggio 2015.

Comitato Scientifico:

Umberto Dosselli – Direttore dei Laboratori Nazionali di Frascati dell’INFN
Pietro Umbertini – Direttore dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell’INAF
Gaetano Monti – Direttore del Centro Ricerche ENEA di Frascati
Olga Rickards – Direttore del Centro di Antropologia Molecolare per lo Studio del DNA Antico Univ. Roma Tor Vergata
Luca Pitolli – Direttore CNR area Tor Vergata
Enrica Battifoglia - Responsabile canale Scienza & Tecnica ANSA
Aldo Ciabatti – Imprenditore e Designer
Giovanni   Mazzitelli – Presidente di Frascati Scienza
Rossella Panarese – Direttore di Radio 3 Scienza
Antonella Arniboldi - Presidente RES
Fiorenzo Ardemagni – Presidente Intech industria Elettronic
Giampaolo Bietti – Studio Dottori Commercialisti Associati Betti Bugiardi
Ettore Giaccaglia – Fondatore Mecenate Italia Onlus
Claudio Mucciaccio – Presidente Asl RMH
Biscarini Alberto – Direttore di Unique Technologies
Eugenio Coccia – Direttore del Gran Sasso Science Institute
Pier Romano Ruggeri – Direttore generale BCC Frascati

#WIRE15 è parte degli eventi lancio della Notte Europea dei Ricercatori 2015 organizzata da Frascati Scienza e promossa dalla Commissione Europea. Vede il supporto del comune di Frascati e della Banca di Credito Cooperativo di Frascati, inoltre si svolge sotto il patrocinio delle istituzioni di ricerca del territorio CNR Tor Vergata, ENEA Frascati, ESA-ESRIN, INAF- INAF Osservatorio Astronomico di Roma, INAF-Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali, INFN Laboratori Nazionali di Frascati, INGV, Università degli studi di Tor Vergata.

Per iscriversi e per avere maggiori informazioni:
http://wire15.frascatiscienza.it/ #WIRE15
segreteria@frascatiscienza.it

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Il tarlo di Fausto Amodei

Pellizza-da-Volpedo-Quarto-Stato-1901-Museo-del-Novecento

Quando ero adolescente la mia stanza di colore giallo limone era quasi completamente coperta di manifesti incollati sulle pareti per coprire quel colore un po’ troppo schizofrenico. Un grande cantautore, Guccini, mi ha ricordato quei tempi di ideali e passioni, tempi in cui sulla parete centrale della stanza campeggiava il manifesto del quarto stato tre metri per due.

Oggi ho un quadro di mio padre, gli ideali non vanno più di moda, ma “il tarlo” rimane..

In una vecchia casa,
piena di cianfrusaglie,
di storici cimeli,
pezzi autentici ed anticaglie,
c’era una volta un tarlo,
di discendenza nobile,
che cominciò a mangiare
un vecchio mobile.

Avanzare con i denti
per avere da mangiare
e mangiare a due palmenti
per avanzare.
Il proverbio che il lavoro
ti nobilita, nel farlo,
non riguarda solo l’uomo,
ma pure il tarlo.

Il tarlo, in breve tempo,
grazie alla sua ambizione,
riuscì ad accelerare
il proprio ritmo di produzione:
andando sempre avanti,
senza voltarsi indietro,
riuscì così a avanzar
di qualche metro.

Farsi strada con i denti
per mangiare, mal che vada,
e mangiare a due palmenti
per farsi strada.
Quel che resta dietro a noi
non importa che si perda:
ci si accorge, prima o poi,
ch’è solo merda.

Per legge di mercato,
assunse poi, per via,
un certo personale,
con contratto di mezzadria:
di quel che era scavato,
grazie al lavoro altrui,
una metà se la mangiava lui.

Avanzare, per mangiare
qualche piccolo boccone,
che dia forza di scavare
per il padrone.
L’altra parte del raccolto
ch’è mangiato dal signore
prende il nome di “maltolto”
o plusvalore.

Poi, col passar degli anni,
venne la concorrenza
da parte d’altri tarli,
colla stessa intraprendenza:
il tarlo proprietario
ristrutturò i salari
e organizzò dei turni
straordinari.

Lavorare a perdifiato,
accorciare ancora i tempi,
perché aumenti il fatturato
e i dividendi.
Ci si accorse poi ch’è bene,
anziché restare soli,
far d’accordo, tutti insieme,
dei monopoli.

Si sa com’è la vita:
ormai giunto al traguardo,
per i trascorsi affanni
il nostro tarlo crepò d’infarto.
Sulla sua tomba è scritto:

PER L’IDEALE NOBILE
DI DIVORARSI TUTTO QUANTO UN MOBILE
CHIARO MONITO PER I POSTERI
QUESTO TARLO VISSE E MORI’.

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La noiosa catena dell’innovazione

La ricerca open source

Ho letto recentemente un’intervista al neo-ministro dell’economia greco, Yanis Varoufakis, che definiva ‘noiose’ le banche perché non sanno fare altro che prendere in prestito il denaro dai cittadini con un basso tasso d’interesse e prestarlo a loro volta alle aziende, allo stato o alle persone con un interesse più alto. Questo semplice e ripetitivo meccanismo è sufficiente loro per sopravvivere.

La stessa ‘noia’ – per appropriarmi dell’espressione – che oggi affligge il funzionamento della catena dell’innovazione: quel processo che dovrebbe partire dalle scoperte della ricerca fondamentale, passare attraverso la tecnologia, arrivare all’innovazione e concludersi con gli utenti finali di questo percorso, rappresentati dal mercato e dalla società.

Ma perché questo processo è diventato improvvisamente noioso? Perché, come per le banche, è fatto in modo antiquato, obsoleto e, troppo spesso, poco finanziato, senza riuscire a cambiare le condizioni economiche e sociali in modo radicale.

Ecco qui il paradosso. La catena dell’innovazione che ‘tradisce’ se stessa e la finalità per la quale è stata creata, ovvero il cambiamento economico e sociale.

Le ragioni di tutto questo risiedono nel fatto che, molto spesso, tutto quello che si definisce innovativo non è ad alto contenuto tecnologico e non sfrutta quasi mai nuove leggi della natura. È, invece, frutto della creatività e capacità di vedere le cose sotto un’altra prospettiva. Una prospettiva che deve piacere al consumatore e alla società, da tempo arbitri supremi di ciò che è utile e produttivo.

Ma allora – mi chiedo – cosa ci sta a fare la ricerca fondamentale all’inizio di tutta questa catena? Qual è il suo ruolo? Cosa si deve cambiare perché tutto questo processo ritorni ad essere veramente produttivo e non ‘noioso’, modificando realmente indicatori come l’occupazione giovanile, la competitività industriale, la cultura e l’attenzione verso l’innovazione?

A tutto questo si aggiunge che i ricercatori – soprattutto quelli di enti che si occupano di ricerca fondamentale – sono a volte poco interessati al trasferimento tecnologico. Infatti, il loro obiettivo principale non dovrebbe essere quello di trasferire tecnologia, bensì di scoprire nuovi fenomeni della natura che, fra 50-100 anni, qualcuno potrebbe imparare a usare per realizzare nuove tecnologie e fare innovazione.

Uso il condizionale perché in realtà oggi tutti gli enti di ricerca, nonostante la loro mission non lo preveda, sono spinti sempre di più verso il trasferimento tecnologico da due fattori esterni: il primo è la valutazione della produttività, non più basata solo sulla qualità degli articoli scritti dai propri ricercatori; il secondo è il reperimento dei fondi disponibili per la ricerca, sempre più indirizzati a finanziare l’innovazione e il mercato, piuttosto che la scoperta.

Sebbene, in questo particolare momento della mia vita, coordini un progetto del MIUR che ha una valenza più tecnologica che scientifica e un servizio che si occupa di formazione e fondi esterni, sono assolutamente convinto che la strada giusta per cambiare qualcosa non sia quella di intraprendere la ‘noiosa’ rotta del trasferimento tecnologico così come ci si prospetta oggi: brevetti, royalty, lavori conto terzi (ovvero l’essere pagati per svolgere un lavoro come una qualunque azienda privata), valutazione dei risultati etc…

Non mi è ben chiaro perché gli enti pubblici di ricerca e le università che sono già finanziati per fare il loro mestiere debbano essere costrette, ed essere le prime a creare delle barriere di ingresso al mercato.

A mio parere la ricerca dovrebbe essere veramente aperta, libera, ma soprattutto valutata e finanziata quanto più è in grado di condividere le proprie idee e offrire le proprie competenze. Dovrebbe, inoltre, collaborare al ciclo produttivo, senza l’obiettivo di entrarvi e ricavarne profitto, ma con l’idea di servire al benessere delle imprese e della società.

Non ritengo che ridurre la ricerca e il sapere scientifico a elementi del business, possa portare a delle reali ricadute in termini di ricchezza per la società. Anzi sono convinto esattamente del contrario.

In parte questo concetto è stato recepito dall’Europa nelle linee guida di Horizon2020, anche se siamo ancora lontani da una vera politica di ricerca, intesa come “open source”. Trovo, infatti, questo concetto ancora troppo distante dalla cultura di coloro che devono barcamenarsi con gli scarsi finanziamenti alla ricerca e di coloro che vogliono valutarne i risultati. Entrambi, a mio parere, sono inconsapevoli del danno che stanno arrecando proprio alla catena dell’innovazione che cercano di far funzionare.

Esiste un modo diverso di fare ricerca, sicuramente più al passo con i tempi. Una modalità in cui emerge chi è capace di condividere idee, di fare la differenza e di innovare, a discapito di chi, accentrando a sé competenze e risorse, non è in grado di ‘fare rete’. Ma tutto ciò richiede un cambiamento culturale che il mondo della ricerca e le istituzioni avrebbero dovuto affrontare già da tempo.

Ringrazio Susanna per l’editing del post

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Festa Internazionale del PI GRECO

openDay

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